
Mentre si placa la bufera scaturita dalle presunte disponibilità finanziarie all'estero di Fassino e dei Ds- il fondo "Oak fund" sarebbe servito unicamente a pagare il conto al bar- nuovi elementi spuntano dal vaso di Pandora del caso Telecom. 34 persone indagate tra le quali non figurano -giustamente- Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Telecom all'epoca dei fatti. I due non erano al corrente di nulla perché assenti. Erano -come no- al bar in compagnia dei Ds. Dal cilindro dell'inchiesta sbucano pure 3 milioni di euro pagati da Trochetti Provera a Maurizio Costanzo. Ancora non è chiaro se il denaro fosse servito a far stare 'bono' Costanzo, a pagare delle consulenze, a pagare camicie o a promuovere l'immagine pubblica di Afef al "Costanzo show". Indignata, Afef nega le accuse. Da ritenere -per ora- le intersecazioni tra consulenze, mondo del giornalismo e dello spettacolo. Grazie al caso Telecom scopriamo infatti che Lucia Annunziata ha un contratto con Eni da 140 mila euro all'anno e che incassò 100 mila euro da Telecom nel 2005 per un report sull'Egitto così come altri 49 mila da Banca Intesa per una consulenza sul Malawi. Sull'aereo per il Malawi non lei ma Gianni Riotta. Nulla di scandaloso -afferma l'Annunziata- anche perché grandi firme del giornalismo -come Lerner e Ferrara- sono pagate da Telecom. L'ex-dirigente Rai ci tranquillizza: avevamo dubitato -a torto- dell'indipendenza e dell'oggettività delle firme del giornalismo italiano: i soliti antipatici, diffidenti guastafeste. Dubbi e rogne che non hanno ragione di esistere perché queste accuse non sono altro che inutili chiacchiere da bar. Come no.